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10 gen 2026 · preghiera

Figlio mio amato: cosa ci dice il battesimo di Gesù

Sarebbe bello che in questa settimana crescesse, in me e in te, l’esperienza di quanto il Signore ci vuole bene. Le lettere di San Giovanni Apostolo ci rivolgono un invito alla carità: ricevere l’amore di Dio e, da lì, amare il prossimo. Ogni forma di amore cristiano parte dal riconoscersi amati.

La domenica che arriva è quella del Battesimo di Gesù, una festa importante. Gesù si immerge nella sua umanità, scende al cuore del problema, entra nel male presente nel mondo — nel mio come nel tuo — per uscirne riconsacrato dallo Spirito Santo. In questo suo uscire dalle acque possiamo vedere anche l’aiuto che Gesù vuole dare a ciascuno di noi, un aiuto che ci ha dato soprattutto attraverso il nostro stesso battesimo.

Appena battezzato, Gesù si sente rivolgere dal Padre queste parole: i cieli si aprono, cioè ciò che divideva l’uomo da Dio viene cancellato, e il Padre dice: “Questi è il figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Con il battesimo che forse abbiamo ricevuto incoscientemente, ma di cui possiamo sempre rinnovare le promesse, anche noi siamo stati immersi in questo stesso mistero. E anche a noi, poveramente, arriva questa parola: figlio mio amato. È la cosa più bella che ci possa essere detta — tutti i complimenti che vengono dal mondo sono poca cosa a confronto.

Ti auguro di sperimentare proprio questo: sentirti amato da Dio, sentirti speciale e unico, sentirti salvato. Anche se tu fossi stato l’unica persona al mondo, il Padre avrebbe mandato ugualmente Gesù per salvarti e tirarti fuori da quel mare in cui, senza il suo aiuto, saremmo destinati ad affondare.

Come dice San Pietro, anche questa domenica può essere un’occasione per rinnovare una consacrazione: proprio come Gesù, dopo il battesimo, è stato consacrato nello Spirito Santo, così lo siamo stati anche noi. E con la liturgia della Chiesa, soprattutto la domenica, attraverso i sacramenti, abbiamo la possibilità di essere sempre di nuovo riconsacrati nello Spirito Santo, per vivere e amare il prossimo con la sua stessa potenza.

Da qui possiamo mettere in atto tutti gli inviti che abbiamo ascoltato in questi giorni: non essere cristiani illusi. Ci sono cristiani che partecipano a tante celebrazioni, che pregano tanto, ma che non riescono ad amare il proprio fratello. San Giovanni lo dice chiaro: chi dice “io amo Dio” e odia suo fratello è un bugiardo — o, come dico io, un illuso. Chi non ama il fratello che vede non può amare Dio che non vede. L’amore per Dio passa molto anche attraverso l’amore per chi abbiamo accanto.

Chi sono questi fratelli? Tutte le persone, ma San Giovanni si riferisce soprattutto ai credenti, a chi riconosce Gesù come generato da Dio: chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Dobbiamo quindi imparare anzitutto a volerci bene tra credenti. Non è sempre facile: l’amore che viene da Dio non riguarda solo le persone simpatiche o capaci di ispirarci sentimenti belli. Dove i credenti si vogliono bene e si aiutano, il Signore agisce e il suo amore rimane in noi. Altrimenti rischiamo di dedicarci alle cose esteriori senza sviluppare ciò che è fondamentale.

Tutto questo si basa sul riconoscere Gesù come Figlio di Dio: “Questi è il figlio mio, l’amato”. È la chiave per rimanere nell’amore di Dio e avere in noi effuso lo Spirito Santo, quella forza che ci permette di amare come il Signore chiede, e di perdonare chi non ci sta simpatico, e di aiutare chi ci fa del male.

Ci può aiutare anche il Vangelo di questi giorni, quello in cui Gesù sale di notte a pregare, in comunione perfetta con il Padre, e poi va a soccorrere i discepoli che stanno attraversando il mare in tempesta, pieni di paura, tanto da non riconoscere nemmeno lui che cammina sulle acque. Camminare sulle acque è proprio la potenza di Gesù capace di spegnere le forze del male — il mare, nella Bibbia, è spesso immagine del male presente nel mondo. Ma nota bene: questo aiuto arriva dopo la preghiera, dopo quella comunione col Padre. Gesù cammina sulle acque e porta la bonaccia, dà coraggio ai suoi discepoli e li aiuta a completare la traversata.

Cosa dobbiamo vederci noi? Dobbiamo imparare a salire anche noi sul monte della preghiera con Gesù, quando fuori tutto è buio, per poi tornare nel mare e nel male del mondo, dove troveremo fratelli e sorelle che hanno bisogno di aiuto — non tanto del nostro, quanto di quello di Gesù attraverso di noi. Prestare le nostre braccia, la nostra bocca al Signore, per essere per qualcuno quello che qualcun altro, magari, è già stato per noi. Ed è la forza dello Spirito Santo che ci fa uscire dal nostro egoismo, che ci rende capaci di accorgerci dei bisogni altrui, con quello che possiamo fare — senza bisogno di andare lontano: basta cominciare dalle persone che abbiamo più vicine.

E ricorda: chi hai accanto non è un caso. Sono persone che il Signore ti ha messo vicino perché siano aiutate e amate da te, come vorrebbe fare lui stesso attraverso di te. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto: chi ama Dio, ami anche suo fratello.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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