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15 gen 2026 · preghiera

Guariti dalla lebbra dell'egoismo: la fede come relazione viva con Dio

Buona giornata. Attraverso la liturgia e la sua parola, il Signore ci offre un nutrimento da vivere come relazione con lui, non come un semplice testo da leggere. È un invito al cambiamento, alla conversione e alla crescita nella fede.

Nella Sacra Scrittura di oggi vediamo come il popolo di Israele si accosti alla fede in modo un po’ superstizioso, quasi come se l’arca dell’alleanza fosse un talismano. Attaccato da un altro popolo, Israele va a recuperare l’arca pensando che la sola presenza del Signore in mezzo a loro basti a garantire la vittoria. E invece subirà una grande sconfitta.

Perché? Il popolo aveva l’arca e sapeva che il Signore era con lui, ma viveva come se non ci fosse. Come dice il Vangelo, non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre. Dio ci accompagna sempre, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte per vincere con lui le battaglie.

Una delle grandi battaglie in cui abbiamo tanto bisogno del suo aiuto per essere purificati è proprio quella che il Vangelo racconta oggi, con un uomo che va da Gesù con fede e fiducia e gli dice: “Signore, se tu vuoi, puoi purificarmi”. Era un lebbroso. E in quella lebbra ci siamo anche io e te, ogni volta che ci accorgiamo - o non ce ne accorgiamo nemmeno - che la nostra carità, le nostre azioni, le intenzioni con cui facciamo le cose sono sporche di egoismo.

Tutti abbiamo questa lebbra dell’egoismo, che tende a rinascere. Anche quando facciamo il bene per gli altri e per il Signore, può nascondersi un po’ di amore per noi stessi. Ma quando riconosciamo questa debolezza e andiamo da lui con fede, Gesù ci guarda con compassione e ci tocca, soprattutto attraverso la Chiesa e i sacramenti. Uniti alla sua vita, diventiamo capaci di fare il bene con meno egoismo e più umiltà.

Ringraziamo il Signore per la Sacra Scrittura, con cui si comunica, ci illumina e ci aiuta. Non sono parole stampate da leggere superficialmente, ma un luogo di relazione con lui. Se la leggi con attenzione e invochi lo Spirito Santo, può donarti pace e gioia oppure risvegliarti da un errore ricorrente.

Non so se hai fatto caso a come, nelle catechesi dell’attuale Papa, prima di tutto venga letto un piccolo versetto della Sacra Scrittura, per poi commentarlo - fatto leggere in tutte le lingue, come viene poi ripetuto. È un po’ quello che la Madonna chiede da tanto tempo: leggere ogni giorno dei versetti della Sacra Scrittura e capire cosa il Signore dice a noi. Il Papa ha chiesto di pregare in questo mese affinché si impari a pregare maggiormente attraverso la parola di Dio. È anche un modo per coltivare l’amicizia con il Signore.

Proprio nei giorni scorsi il Papa spiegava che un’amicizia si guasta, viene meno, non solo quando succede un fatto grave, ma anche quando vengono a mancare, giorno dopo giorno, i piccoli gesti di attenzione. Così l’amicizia lentamente svanisce. La stessa cosa succede con il Signore, quando manchiamo agli appuntamenti con Lui, soprattutto nella preghiera, e a quello che ci chiede di fare: lentamente questa amicizia si impoverisce. Preghiamo perché possiamo crescere nella vita di preghiera attraverso la Sacra Scrittura.

C’è infine un brano del Nuovo Testamento, nella lettera di Pietro, che dice così: la fine è vicina, per cui siate sobri, dedicatevi alla preghiera, e soprattutto cercate di coltivare una carità fervente tra voi, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Questo è il segreto: la carità fatta senza egoismo. E ci facciamo aiutare soprattutto dalla grande carità che il Signore fa per noi - se pensi alla passione di Gesù, al suo sacrificio sulla croce, alla sua morte e resurrezione, è un atto di carità così grande da coprire tutti i peccati della storia, anche quelli che verranno. Lasciamoci aiutare da questo suo amore grande, per poterlo poi riversare sugli altri e avere carità anche per loro, coprendo con questa carità i loro sbagli e i loro errori.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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