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24 gen 2026 · preghiera

La conversione è una buona notizia: Dio viene ad abitare nel tuo buio

Il Vangelo di domenica ci invita alla conversione. Gesù comincia il suo ministero chiedendoci proprio questo: cambiare direzione. Ma come parte questo invito?

Comincia, potremmo dire, con un cambio di residenza. Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si sposta fisicamente da Nazaret verso un’altra regione, lungo il mare. Fino ad allora aveva vissuto un po’ nascosto, facendo il bene nel lavoro, nell’obbedienza, nella vita di famiglia. Ora va a vivere in un luogo che la Scrittura descrive come coperto dalle tenebre. E ci va proprio per portare la sua luce: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”.

Domenica Gesù vuole cambiare residenza anche per noi: venire ad abitare nell’ombra della nostra vita, nelle zone segnate dall’ingiustizia e dalla sofferenza, dove la speranza si spegne o la fede non è mai nata. È proprio lì che vuole portare la sua grazia e la sua luce. Desidera dimorare in noi e illuminarci nelle difficoltà.

La prima cosa che dice è: “Il regno di Dio è vicino, convertitevi”. È vicino perché Gesù si fa vicino: questa è la bella notizia. Non sentirti troppo misero per gli errori commessi. Il Signore entra nelle tenebre di ogni cuore; chiede solo che gli apriamo uno spiraglio, perché possa portare luce e chiamarci a vita nuova.

Non è un Dio che vuole bene solo a chi si comporta bene e fa tutto perfettamente: vuole bene a tutti, anche a chi ha combinato chissà quali disastri. Dobbiamo riorientare la vita su questa certezza. Santa Teresa di Lisieux diceva: “Se anche avessi commesso il peggiore dei crimini, non dubiterei mai della misericordia di Dio”. Le cose sbagliate che facciamo sono come una piccola fiamma, spenta dal braciere ardente che è la misericordia di Dio. Forza a coltivare questa convinzione: scrivila su un pezzo di carta, se serve, e ricordala ogni mattina quando cominci la giornata.

Il Vangelo prosegue poi con la chiamata di alcuni apostoli: la chiamata alla sequela, a stare con Lui, a conoscerlo, a vedere dove abita nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni. Il Signore bussa e chiama tutti, non solo i religiosi, e fa questa promessa: “Se mi segui, ti farò pescatore di uomini”. Perché pescatore di uomini? Perché Pietro pescava sì fisicamente, ma nel buio del mondo molte persone affogano in un mare che non è quello fisico, ma un mare di falsità, di vizi, di dipendenze che portano alla morte. Il Signore chiede di essere le sue braccia per aiutare altri fratelli a uscire da queste situazioni difficili.

Il Signore chiama nella vita quotidiana e chiede di distaccarsi un po’ da certe cose, anche dalle relazioni. Più avanti il Vangelo racconta che alcuni discepoli lasciarono la barca, le reti e persino il padre: non per smettere di lavorare o per non avere più a che fare con i propri familiari, ma per viverle tutte alla luce del Vangelo. La conversione è proprio un cambio di rotta, di mentalità: quel modo di pensare che ci è stato trasmesso dalla famiglia o dall’ambiente in cui viviamo, il Signore vuole cambiarlo con la luce del Vangelo. Il lavoro che finora hai fatto solo per soldi, per carriera, per sentirti importante, ora ti chiede di svolgerlo come atto di carità gratuito per il prossimo.

Stare con il Signore ti aiuta poco a poco ad assimilare il suo modo di pensare, soprattutto attraverso i sacramenti e la parola di Dio. Solo dedicando tempo a guardarlo e lasciarti guardare puoi portare il Vangelo a chi non lo conosce. Con la sua forza potrai consolare e curare cuori feriti dagli sbagli propri e altrui.

Ricorda cosa diceva Giovanni la domenica scorsa, indicando Gesù: “Ecco l’agnello di Dio”. L’agnello è un animale mite, dolce, che non fa male a nessuno. Con quella mitezza e quell’umiltà Gesù viene a salvarci, e allo stesso modo vuole che agiamo con gli altri con la stessa mitezza. Gesù non è venuto a sgominare nulla con la forza, pur potendolo fare, ma con mansuetudine e umiltà.

Quando Gesù fu battezzato, Giovanni vide lo Spirito Santo scendere in forma di colomba e restare su di Lui. Uno dei significati di questa scena è che Gesù è il nido perfetto dello Spirito Santo: il luogo dove Lui sta bene e dove torna sempre, anche quando si sposta. Se sviluppiamo la comunione con Gesù, un po’ della stessa cosa può accadere anche a noi: il nostro nido magari non sarà bellissimo, ma è importante accogliere questo Spirito Santo che, senza forzare nessuno, vuole abitare in noi.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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