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25 gen 2026 · preghiera

Essere segno e preghiera: la gioia del Vangelo

Buona giornata. Ringraziamo insieme il Signore che, nell’ultima domenica, ci ha chiamato ancora una volta alla sua sequela: a iniziare con lui una relazione nuova, un cammino nuovo, il cammino del Vangelo. Una bellissima notizia che Dio ci ha portato attraverso Gesù, segno grande del suo amore.

Il Vangelo di domenica ci ha ricordato le prime parole di Gesù, quelle riportate da Marco: “Il regno di Dio si è fatto vicino, convertitevi”. Cioè: apri il cuore a questa presenza grande di Dio che è entrata nel mondo con Gesù, e che deve farti gioire, davvero tanto.

Per uscire dalla tristezza che abita tanti cuori bisogna affidarsi alla forza e alla gioia del Vangelo. È l’amore di Dio, che vuole bene a tutti, buoni e cattivi. E anche tu puoi collaborare a questa missione.

Mi ha colpito il messaggio che domenica la Madonna ha dato a Medjugorje: ci invita a essere preghiera e benedizione per quanti non hanno ancora conosciuto l’amore di Dio. E qui non pensare solo agli atei: pensa anche a tanti cristiani che partecipano alle celebrazioni ma non hanno davvero sperimentato quanto Dio voglia loro bene, quanto ogni persona sia costata cara a Dio.

La Madonna ci chiede anche di essere diversi dall’umanità che ci circonda, di essere positivi. E questo essere positivi può venire solo dal Vangelo, dalla certezza che la nostra vita è preziosa, è costata cara, ed è nelle mani di Dio anche quando le cose sembrano andare storte. Ci esorta infine a essere segno vivente dell’amore di Dio per gli altri.

Qui sta il legame con il Vangelo: il segno più grande dell’amore di Dio è Gesù. Seguendolo, puoi diventare nel tuo piccolo una buona notizia, un piccolo Vangelo per chi ti sta vicino, e imparare lentamente a essere mite e umile di cuore come lui.

Il Vangelo è un cammino. Dopo la chiamata viene tutto il resto: incontrerai persone da aiutare, persone ferite, persone di cui solo tu potrai prenderti cura, persone per cui sarai chiamato a pregare perché il Signore le assista. Ci saranno tappe più difficili, quelle della croce, e tappe di gioia, come quella del Tabor, dove Gesù si manifesta. È un cammino, ma tu conosci già la meta.

La Madonna conclude assicurando la sua intercessione per ciascuno di noi. Possiamo unirci a lei pregando per le persone che il Signore ci ha messo accanto e, se il nostro cuore si allarga, per molti altri. A Fatima ha ricordato che tante persone vanno perdute perché non c’è chi prega per loro: siamo chiamati a essere preghiera e benedizione per gli altri.

A questo proposito, voglio ricordarti un brano dell’Antico Testamento che spesso mi fanno meditare e che può aiutarti a crescere nella vita di preghiera. È la storia del popolo di Amalek, che raffigura le forze ostili del male capaci di ostacolarti nel cammino verso Dio, e che si scontra con il popolo di Israele.

Mosè manda Giosuè e gli altri in battaglia, mentre lui sale sul monte per intercedere, per pregare. La Scrittura racconta che quando Mosè teneva alzate le braccia, Israele vinceva; quando per la stanchezza le abbassava, Israele cominciava a indietreggiare, soccombendo alla forza del nemico. Allora altri due uomini aiutano Mosè, facendolo sedere su una roccia e sostenendogli le braccia alzate.

Questo è il segno dell’intercessione: rivolgersi a Dio non solo per noi, ma anche per le persone che ci ha messo accanto. Mosè prega e Israele vince. Anche noi possiamo affrontare tante battaglie se coltiviamo una vita di preghiera seria.

Ed è importante anche avere qualcuno che ti aiuti a pregare. Mosè aveva iniziato con tanta buona volontà, ma da solo non ce la faceva più: la preghiera, in certi momenti, è davvero una battaglia difficile da sostenere. Per questo è prezioso avere qualcuno con cui pregare, e qualcuno che preghi per te.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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