Sale della terra, luce del mondo: la fede che non si nasconde
C’è una cosa bella che il Signore rivolge a tutti noi in questo brano del Vangelo. Usa due immagini semplici, quella del sale e quella della luce, per ricordarci chi siamo. Dice: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”.
Queste parole sono rivolte a chi ha accolto il messaggio della domenica precedente, quello delle beatitudini: cercare la felicità non secondo le logiche del mondo, ma secondo quelle del Signore, che si basano sull’accoglienza della sua parola e sull’osservarla. Beati i poveri in spirito, cioè tutti quelli che non cercano la felicità nel possedere cose o nell’essere qualcuno, ma nel sapersi amati da Dio e nel sentirsi bisognosi di lui.
Nota bene: il Signore non dice “voi diventerete”, dice “voi siete”. Prima viene l’accoglienza interiore di questa missione, il sentirsi amati da lui, e poi viene l’azione: questo amore grande che Dio ha per noi deve manifestarsi nel mondo.
Il sale serve per conservare il cibo o per dargli sapore. Pensa a te stesso come a un sale che aiuta a custodire un mondo più giusto, dove il male viene contrastato dalla presenza della verità del Signore. E la luce non è per attirare le persone verso di noi, ma perché chi ci sta accanto sia illuminato dalla luce di Cristo e sia chiamato a una vita nuova.
Il sale dà anche sapore: la fede deve dare un gusto diverso alla vita. Tanti cercano la felicità solo nelle cose del mondo, una bella casa, un buon lavoro, una buona relazione, ma sono gioie passeggere che, una volta raggiunte, ti lasciano con le mani vuote. L’amore di Dio che riceviamo va portato nel mondo, non tenuto per noi stessi.
C’è anche l’immagine della città sul monte: il cristiano non può vivere una fede privata, ciò che fa deve essere visibile agli altri. Non per sentirsi bravi, ma perché vedendolo la gente possa glorificare Dio, origine di ogni luce e di ogni sapore buono.
Il Signore però ci avverte: questo sapore si può perdere, questa luce si può nascondere. Dobbiamo stare attenti a come viviamo. Le beatitudini sono le armi con cui il Signore ci manda in questa missione: sperimentare la vicinanza con Dio e, in un mondo di arroganza e disperazione, portare gentilezza e speranza dove c’è disagio e amarezza, piuttosto che lamentarci insieme a tutti gli altri.
Pensa a come il Signore abbia chiamato, e chiami tuttora, a lavorare per il Vangelo persone semplici: pescatori, gente povera. Non tanto per cambiare le persone o convertirle a forza, ma per dare testimonianza dell’incontro grande che la loro vita ha avuto con l’amore di Dio. Questo è ciò che ogni battezzato è chiamato a fare: non grandi discorsi, non voler cambiare gli altri con la forza, ma testimoniare la luce del Signore con un modo di agire che rispetta sempre l’altro, così che tanti possano vedere la gloria di Dio.
Uno dei rischi più grandi per chi crede è quello di perdere il sapore per paura del giudizio degli altri, di come ci vedono vivere e scegliere, finendo per omologarsi al resto del mondo. Un altro rischio è fare tante cose senza la preghiera, contando più sulle proprie forze che sull’aiuto di Dio. Per essere testimoni bisogna stare spesso e tanto insieme al Signore: è lui che trasmette quella luce e quel sapore, non possiamo dárceli da soli.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)