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05 apr 2026 · preghiera

Il sepolcro vuoto: la Pasqua che ci libera dal dolore

Santa giornata e tanti auguri di buona Pasqua. Da poche ore siamo entrati nel tempo liturgico pasquale, un tempo di grande grazia e di grande gioia. Vorrei pregare insieme a te perché questo tempo ci aiuti a sviluppare una relazione viva con Gesù risorto, capace di farci riconoscere la sua presenza nella nostra vita.

Se questa mattina hai partecipato alla messa di Pasqua, avrai visto come i personaggi del Vangelo compiono un cammino verso il sepolcro. Il sepolcro è il luogo del dolore, della sofferenza, un luogo di cui prima o poi tutti facciamo esperienza. È quel ricordo doloroso che ti riporta sempre lì, con la mente e con il cuore, e che non ti lascia libero: ti senti vincolato da quello che è successo.

Non dobbiamo aspettare la fine della vita per fare esperienza del sepolcro o di Gesù risorto. Il sepolcro può essere un lutto, un fallimento, un disastro economico, un tradimento o una grande delusione: esperienze nelle quali può restare rinchiusa una parte di noi.

La Pasqua ci libera da quel sepolcro e apre la pietra che ci tiene schiavi. La nostra parte consiste nel non rimuovere il dolore, perché così non si guarisce, ma nel riconoscerlo. Come Maria, Pietro e il discepolo amato, dobbiamo andare verso il sepolcro, entrarvi e guardare cosa c’è dentro.

È in quel momento che comincia ad agire la grazia del Signore risorto. Se hai il coraggio, spinto dall’amore per lui, di guardare dentro, non troverai più cadaveri né dolore. Troverai un vuoto, ma un vuoto ordinato, non il caos: i discepoli trovarono le bende ben sistemate, non un disordine. Questo è l’inizio della risurrezione: credere che il Signore ha fatto morire con sé quel grande dolore, quella parte di te che per tanto tempo ti ha tenuto fermo e ti ha impedito di andare avanti nella carità verso di lui e verso gli altri.

A quel punto, quando sperimenti che quel sepolcro non è buio né morte ma un grande vuoto colmo di luce, entra in azione la fede che ti mette in cammino. Come agisce questa fede? Dandoti la capacità di tornare alla vita quotidiana. I Vangeli raccontano che il Signore non si fa vedere dentro il sepolcro, ma via via che i discepoli si mettono in cammino: ha promesso di farsi vedere in Galilea, di farsi riconoscere lì.

Come si fa riconoscere oggi il Signore? A noi appare soprattutto attraverso segni nella vita quotidiana. Te ne accorgi quando, riprendendo le attività normali, la grazia ti aiuta a ricominciare ad amare, ti dona pace nelle situazioni pesanti o ti rende capace di perdonare e pregare per chi ti ha fatto del male.

In tutte queste situazioni il Signore si rende presente a modo suo. Non posso dirti come, perché si manifesta a ciascuno in maniera diversa: magari con una parola che ti viene detta da qualcuno, con la Sacra Scrittura, con qualcosa che leggi. Il Signore sa farsi riconoscere, ma lo fa soprattutto nella vita ordinaria. Per questo dobbiamo compiere questo passo, camminare verso la nostra Galilea con coraggio e fiducia, sapendo che quel sepolcro che ci teneva prigionieri e ci impediva di amare il prossimo come Dio vuole ora è aperto: non siamo più schiavi.

Il peso del sepolcro può averti schiacciato fino ad allontanarti dal Signore e dalla comunità. Ma lui viene in soccorso, come con i due discepoli delusi: si fa vicino, li ascolta e spiega loro le Scritture. Viene incontro anche a noi quando vacilliamo. Il tempo di Pasqua diventa così un’occasione per riavvicinarsi alla comunità cristiana, dove il Signore porta la sua pace a chi si riunisce nel suo nome.

Ricorda che la forza del Signore è più grande di ogni pietra che ti tiene schiavo, chiuso, triste. Serve solo il coraggio di intraprendere questo cammino, che passa anche dalla morte e dal dolore, perché il Signore non è venuto a fare magie e a nascondere il dolore, ma a trasformarlo in qualcosa di più grande. Forza e coraggio: è cominciata la Pasqua, tempo di gioia.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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