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11 apr 2026 · preghiera

Come nasce la fede: da Tommaso alla misericordia di Dio

“Perché credendo abbiate la vita nel suo nome.” Sono le ultime parole del Vangelo di Giovanni, quello che si legge nella domenica della Divina Misericordia. Sembra una conclusione, ma in realtà è l’inizio di tutto: è così che nasce la fede nel cuore di una persona.

L’evangelista dice che Gesù fece tanti segni, ma non tutti sono stati scritti. Quelli riportati nel Vangelo sono stati scelti apposta per aiutare chi legge a credere, e quindi a far nascere nel cuore il principio della vita in Dio.

È una dinamica che si ripete: qualcuno ti parla del Signore, vieni a contatto con il Vangelo e in te si apre una breccia. Poi vengono la relazione con Dio, i sacramenti, l’eucaristia. Ma il punto di partenza è l’annuncio del Signore vivo e risorto; a te spetta decidere se fidarti.

Non tutti credono subito

I Vangeli di questi giorni raccontano bene come avviene questa trasmissione della fede. Gesù non appare a tutti insieme, e non si manifesta subito a tutti.

Appare prima a Maria di Magdala, quella liberata da tanti demòni, e lei va ad annunciare agli altri che il Signore è risorto e che lei lo ha visto. Ma gli apostoli non le credono. Poi il Vangelo racconta di altri due discepoli in cammino, ai quali Gesù appare: tornano a raccontarlo, ma nemmeno a loro credono. Se qualche volta ti è capitato di non essere creduto, sei in buona compagnia.

Alla fine il Signore appare anche agli altri discepoli, chiusi per paura in una stanza con le porte sbarrate: attraversa quel sepolcro, porta la sua pace e dona lo Spirito Santo, la forza di fidarsi di Dio e di testimoniarlo.

Il dubbio di Tommaso

Tommaso, però, quel giorno non c’era. Quando gli altri gli raccontano che il Signore è apparso, che ha mostrato le sue ferite, che ha portato la pace, lui non ci crede. Vuole un segno diretto, per guarire la sua incredulità.

Otto giorni dopo, la domenica successiva, sono di nuovo tutti riuniti, e questa volta Tommaso c’è. Il Signore appare anche a lui, gli mostra le ferite gloriose e si fa riconoscere.

Anche a te è arrivato questo annuncio e ci hai creduto: è una grazia grande, perché in te è nata la vita in Dio. Questa fede non serve tanto a risolvere i problemi pratici, quanto a renderti testimone per chi ti sta accanto. “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.” Per questo il Signore dona lo Spirito Santo: perché diventiamo una piccola impronta del Vangelo nel mondo, per chi ancora non lo ha incontrato.

Il comando di perdonare

Il Signore porta la pace nel sepolcro in cui siamo rinchiusi dalla paura e dona lo Spirito Santo, la capacità di amare come lui ci ama. Poi ci manda agli altri e ci chiede una cosa importantissima: perdonare.

Non si tratta solo del sacramento della confessione, che per le cose gravi resta necessario. Il perdono è uno degli attributi più grandi di Dio, e noi, che riceviamo la sua grazia, siamo chiamati a comportarci come lui: a perdonare, soprattutto chi ce ne combina di tutti i colori. Perdonare sempre. Questo non significa avere per forza sentimenti belli verso chi ci ha fatto del male, ma è un atto di volontà: essere disposti, prima di tutto, a pregare per il bene di quella persona, e poi, se le situazioni lo permettono, a fare anche del bene.

Fidarsi della misericordia

Questa domenica, quella della Divina Misericordia, celebra proprio l’attributo più grande di Dio: nel suo perdono l’uomo sperimenta quanto è grande il suo amore. Ma per vivere davvero questa esperienza bisogna venire a contatto con la luce di Dio, altrimenti si rischia di credersi a posto, senza peccati. È un’illusione che regge solo finché non ci si confronta sul serio con il Vangelo: davanti a Dio siamo tutti poveretti, tutti peccatori, e tutti abbiamo bisogno della sua misericordia.

Non si tratta di fare l’elenco della spesa dei propri sbagli, ma di provare un pentimento vero per aver fatto dispiacere il Signore, e poi fidarsi e andare tra le sue braccia, colme di misericordia per tutti i peccatori. Confidare in questa misericordia, senza mai dubitarne: è proprio questo il segreto della pace di cui parla il Vangelo.

Gesù appare a persone che lo avevano abbandonato, che erano scappate, che avevano promesso e poi non avevano mantenuto. E lì, a loro, porta la sua pace e la sua misericordia. Può essere già successo anche a te; te lo auguro spesso, ogni volta che ti accosti al sacramento della riconciliazione: lì si sperimenta proprio questa pace.

Segni da riconoscere

Questi segni non si trovano solo nel Vangelo scritto, ma anche nella vita delle persone. I cristiani che vivono ciò in cui credono diventano piccoli Vangeli, nei quali si scorgono i prodigi dell’amore di Dio. Basta guardare i santi per capire quanto è grande il Signore.

In un altro punto del Vangelo, Gesù dice agli apostoli: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.” Il Signore si serve di strumenti imperfetti, di persone come noi, vasi di creta, per raggiungere tutti.

Che bello sarebbe se, dopo questa settimana di Pasqua e la domenica della Divina Misericordia, crescesse in te il desiderio di avvicinare altre persone all’amore di Dio. Un amore che spesso passa attraverso chi ci è vicino, ma poi chiede un passo in più: riconoscere l’amore che solo Dio può dare.

Che tanti Tommaso, magari mancati all’appuntamento con il Signore nelle domeniche scorse, possano incontrare proprio in questi giorni l’amore misericordioso di Dio, e passare da increduli a credenti, fino a fare quella professione bellissima: “Mio Signore e mio Dio.”

Gesù è Signore non come lo intendiamo noi nel mondo, cioè un padrone, ma come colui che fa le cose bene, le cose giuste, per i più deboli, senza volere nulla in cambio: gratuitamente.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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