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24 apr 2026 · preghiera

Riconoscersi ignoranti per lasciarsi guidare

Ti è mai capitato di sentirti un po’ ignorante nelle cose di Dio? A me succede spesso. Ed è proprio quello che vive un personaggio della prima lettura di oggi: un eunuco che riconosce apertamente di non capire le Scritture. Le sta leggendo, sente nel cuore il desiderio di cercare la verità, ma da solo non riesce a coglierne il senso. “Perché non c’è nessuno che mi spieghi queste cose?”, dice.

Il Signore, allora, gli manda un suo discepolo, Filippo, che gli si avvicina e gli chiede: “Ma capisci quello che stai leggendo?”. E l’uomo risponde con sincerità: “Come potrei, se non c’è nessuno che mi guida?”. Da quel momento Filippo comincia a spiegargli le Scritture, gli mostra come quel passo del Vecchio Testamento parli di Gesù Cristo, e in quell’uomo nasce la fede. Nasce proprio da quel cuore aperto, che non nascondeva la propria ricerca ma la riconosceva.

Potrebbe essere una bella grazia da chiedere: riconoscerci persone che non sanno tutto, che sanno poche cose. Quando accettiamo questo, il Signore ci istruisce, spesso attraverso la Chiesa, attraverso qualcuno che ha già un cammino di fede e ci aiuta a capire, un po’ come chi ci nutre giorno dopo giorno per farci crescere in una conoscenza che non finirà mai. Possiamo restare sempre un po’ ignoranti nelle cose di Dio, ma non dobbiamo scoraggiarci: il Signore ci aiuta, e vale la pena chiedere che mandi sempre, nella nostra vita, qualcuno che ci insegni queste cose. Perché la via primaria del Signore per trasmettere la fede è servirsi di noi, degli apostoli, dei discepoli, di chi ha già sperimentato e diffonde l’amore di Dio agli altri.

Da qui si capisce anche un versetto del Vangelo di oggi: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre”. Tante volte pensiamo che avvicinarci al Signore sia solo uno sforzo nostro. In parte è vero, ma il lavoro primario lo fa il Padre, che mette in noi una ricerca sincera della verità, come ha fatto con quell’uomo. Se non la soffochiamo e la lasciamo crescere libera, questo desiderio ci porterà sempre, con fiducia, a vivere una relazione vera con il Signore, pane della vita: chi si nutre di lui e della sua parola non avrà più fame di surrogati di felicità.

C’è un altro piccolo dettaglio della stessa lettura che vale la pena notare: il Signore manda Filippo in una strada deserta. Viene da chiedersi: “Ma dove mi mandi, Signore? Nel deserto, a fare cosa, a chi devo parlare, se non c’è nessuno?”. Il deserto è anche il luogo della prova, dove magari tanti di noi sono già passati, ma è anche il luogo in cui possiamo incontrare chi ha bisogno della luce del Signore, di essere dissetato dall’acqua della sua parola. Non scoraggiarti se ti senti chiamato a fare qualcosa e attorno a te non vedi nessuno, se ti sembra una cosa senza senso o inutile: piano piano il Signore ti farà capire, come ha fatto con Filippo, mandato prima nel deserto vuoto e poi incontro a quell’uomo. Se sei costante, il Signore si servirà di te per avvicinarti a qualcuno a cui parlare del suo amore e aiutarlo a camminare da solo. Perché la formazione alla fede non è una trasmissione di nozioni, ma il favorire la crescita del Signore nella vita di un altro: non a caso, dopo essere stato battezzato, quell’uomo se ne andrà per la sua strada pieno di gioia, capace di camminare da solo e, sicuramente, di trasmettere ad altri quello che ha ricevuto.

Un modo concreto per vivere questa missione, che riguarda ogni cristiano, viene da un’espressione attribuita a Sant’Agostino: “Canta e cammina”. Bisogna fare entrambe le cose. Il canto è la dimensione più verticale, il vivere per la lode di Dio: pregare, guardare verso l’alto, verso il Signore che ci dà la vita e ci chiama a lavorare per lui. Ma questa dimensione da sola non basta: serve anche un cammino più orizzontale, il concentrarsi sul fare bene la volontà di Dio nel lavoro e nelle relazioni, portando però con sé la forza presa da quel canto, da quella lode. È come un sistema di assi cartesiani: c’è l’asse verticale e c’è l’asse orizzontale, e per raggiungere l’obiettivo bisogna camminare in diagonale, sviluppando entrambe le direzioni. Se ce n’è una sola, qualcosa non va.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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