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25 apr 2026 · preghiera

Il Buon Pastore e i recinti che ci imprigionano

Il Vangelo di oggi parla di un recinto, di una porta e di chi prova a entrare da un’altra parte: un ladro, un brigante. La porta è il Signore. E il recinto, in fondo, sei tu: la tua persona, la tua coscienza, la tua libertà, che tante volte è messa a dura prova. A causa del male, di ferite ricevute, di tanti fattori esterni, non siamo sempre pienamente liberi.

Il Vangelo parla anche di un guardiano, che è la nostra coscienza. Ma quel guardiano, a volte, è come reso schiavo da ladri e briganti che ci impediscono di essere liberi, anche nel rapporto con Dio.

Ti sarà capitato, come è capitato a chiunque, di vivere una relazione con Dio un po’ zoppicante, un po’ malata. Uno dei recinti più comuni è credere che la relazione con il Signore sia una sorta di mercanteggiare: “Signore, io faccio questo per te, così tu mi aiuti, così mi merito il tuo amore, così le cose mi vanno bene.” Non è questo il senso vero del rapporto con Dio. È solo uno dei tanti recinti da cui può liberarci soltanto lui.

La buona notizia è che il guardiano, cioè la nostra coscienza, se non è addormentato, è capace di riconoscere la voce del pastore quando ci chiama a uscire da questo recinto, verso la libertà.

Il Signore viene per ciascuno di noi e ci porta a pascoli erbosi. Il Vangelo parla anche di entrare e uscire da quella porta: è il dinamismo di chi si accosta con fede al Signore ed entra in comunione con lui. Lui ci permette di entrare, di avere pace, gioia, speranza. E poi ci fa uscire, non da lui, ma da noi stessi, da tutto ciò che ci imprigiona, per servire il prossimo con la forza di quella comunione.

Su questo può aiutare un versetto del Vangelo di ieri: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò.” Nutrirsi del corpo e del sangue del Signore serve prima di tutto ad avere questa relazione con Dio, questa vita divina in noi. Tutte le grazie che chiediamo vengono dopo, sono secondarie — è giusto chiederle, ma la cosa che conta davvero è questa comunione stabile, che è quella che poi ci rende liberi da ciò che ci opprime e ci tiene fermi.

Un altro versetto dice: “Chi mangia di me vivrà per me.” Nutrendoti bene del Signore inizi a sperimentare proprio questo entrare e uscire: stai in relazione con lui, e poi, con la sua forza, sei capace di affrontare le situazioni che vivi, portando con te quella comunione. Per questo è importante accostarsi all’Eucaristia con fede vera: tanti perdono la fede proprio perché si rompe questo legame con un sacramento così importante.

Gesù stesso dice quanto sia vitale: chi non mangia il corpo del Figlio dell’uomo e non beve il suo sangue non ha la vita eterna. Per questo vale la pena pregare perché tante persone possano riavvicinarsi, quando c’è la fede — perché senza fede non ci si deve accostare.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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