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26 apr 2026 · preghiera

Come riconoscere la voce del Buon Pastore

Oggi, domenica del Buon Pastore, il Vangelo ci lascia un versetto semplice ma non scontato: “Le mie pecore ascoltano la mia voce ed esse mi seguono”. Vorrei fermarmi un momento su questo, perché è una domanda che prima o poi tutti ci facciamo: come faccio a sapere se sto davvero ascoltando la voce del Signore?

Il Vangelo racconta di pecorelle chiuse in recinti che spesso non le proteggono, ma le opprimono: un’immagine falsa di Dio, un Dio-giudice che ci ama solo se ci comportiamo bene. Gesù invece si presenta come la porta: la porta per entrare, ma soprattutto per uscire da quei recinti e seguirlo.

Il problema è che nel nostro mondo interiore c’è un via vai continuo di pensieri, sentimenti, voci diverse, e non è mai facile distinguere quale sia davvero quella del Signore. Ecco però alcuni criteri che possono aiutare.

Rientra nel Vangelo? Il primo modo per riconoscere la voce di Dio è confrontarla con la Sacra Scrittura e con l’insegnamento della Chiesa. Il Signore non ti dirà mai di non perdonare, di non voler bene a chi ti ha ferito, o di tradire qualcuno. Se un pensiero contraddice il Vangelo, non viene da lui.

Lascia liberi. La voce del Signore è sempre un invito, mai una costrizione. Lui è venuto ad aprirci la porta del suo cuore per farci camminare in una vita libera dal male, e questa libertà comprende anche la possibilità di seguirlo o non seguirlo. Chi ti spinge, ti obbliga, ti mette fretta, difficilmente parla con la voce di Dio.

È una voce dolce. Anche quando ti fa notare uno sbaglio o ha qualcosa da rimproverarti, non è mai un giudice spietato che ti fa pesare la colpa. È una voce che ti aiuta a capire cosa cambiare, ma con dolcezza.

Porta pace e gioia. Anche nelle prove, anche quando intorno a te sembra scatenarsi l’inferno, la voce del Signore lascia pace, gioia, speranza. Le altre voci invece producono ansia, agitazione, la fretta di raggiungere obiettivi senza saper aspettare i tempi di Dio.

Ti rende più umile e aperto agli altri. Un altro segno è l’attenzione a chi ti sta vicino e ai suoi bisogni. Le voci che non vengono dal Signore, al contrario, spingono verso un amore disordinato per se stessi: anche desideri che sembrano belli e profondi, a guardarli bene, spesso restano chiusi nel proprio interesse.

Per affinare questo discernimento aiuta molto nutrire mente e cuore della Parola, soprattutto del Vangelo, perché lì si vede quanto Dio è amore e quanto si è fatto vicino a noi. Aiuta anche ritagliarsi momenti di silenzio: la voce di Dio è delicata e parla al cuore, e in mezzo al frastuono diventa difficile sentirla. Aiuta infine un piccolo esame di coscienza durante la giornata, che parte dal ringraziare il Signore per quello che ha fatto e imparare a riconoscere i momenti in cui ci ha parlato, dato una gioia, una pace: più ci si esercita, più diventa facile.

Oggi abbiamo celebrato la messa sull’altare, ma da domani comincia la nostra messa nella vita di ogni giorno: lavorare insieme al Signore, svegliarsi insieme a lui, viverlo nei rapporti con la famiglia e con gli amici. Fare la volontà di Dio, come diceva Gesù, deve diventare il nostro cibo quotidiano.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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