Pregare nel nome di Gesù non è una formula magica
C’è un versetto del Vangelo che quasi sicuramente hai già sentito: “Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”. È una promessa enorme di Gesù, eppure spesso ci crediamo poco, perché non vediamo gli effetti che ci aspetteremmo dalla preghiera.
Chiedere “nel nome di Gesù” non è una formula magica che garantisce ciò che vogliamo. Significa chiedere con la sua autorità, vivere in comunione con lui, conoscerlo e volergli bene davvero.
Ai tempi di Gesù, chi si presentava nel nome di un re portava l’autorità di chi lo mandava. Pregare nel nome di Gesù significa essere suoi piccoli ambasciatori e agire come lui. Per questo bisogna conoscerlo: non chiederebbe mai vendetta o vantaggi egoistici. Un sacerdote lo chiamava “chiedere il nulla osta al Signore”: domandarsi se Gesù, al nostro posto, farebbe la stessa richiesta.
Per questo, se una preghiera non sembra esaudita, non è che il Signore non ascolti: è che lui la fa sempre volgere verso qualcosa di più utile, che va oltre la nostra immaginazione.
Opere più grandi di quelle di Gesù
C’è un altro passaggio del Vangelo, che precede quello sulla preghiera, altrettanto sorprendente: Gesù promette a chi crede in lui di poter compiere opere ancora più grandi di quelle da lui compiute in vita. “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio, e ne compirà di più grandi, perché io vado al Padre”.
Sembra incredibile, ma basta guardare alla storia della Chiesa per capire cosa intende. Gesù, durante la sua vita umana, ha parlato a poche migliaia di persone in un’area circoscritta. Appena nata la Chiesa, con la forza dello Spirito Santo, l’annuncio del Vangelo ha raggiunto miliardi di persone. Pensa solo a Pietro che, dopo la Pentecoste, con un solo discorso converte circa tremila persone.
L’opera più grande non sono i numeri o i miracoli, ma partecipare alla salvezza nostra e degli altri. È possibile solo lavorando con Gesù e restando uniti a lui, perché la grazia viene da lui attraverso lo Spirito Santo.
Il posto che solo tu puoi occupare
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù annuncia ai discepoli che sta per andare via, ma promette di preparare loro un posto. Quel posto è proprio nella comunione con Dio e con tutti gli altri membri di questa grande famiglia: “Io sono nel Padre e il Padre è in me”, dice Gesù, per descrivere questa relazione forte e unica.
Quel posto nella comunione è unico: solo tu puoi occuparlo. E già da ora, in questo tempo di prova, puoi iniziare a viverlo: lavorando per il Signore, lavorando con lui, perché tanti altri possano entrare in questa comunione, in questa felicità piena.
Come credente devi identificarti in lui, volergli bene, accoglierlo non solo a parole ma nei fatti, fidarti anche quando tutto sembra sgretolarsi. E poi lavorare per lui e per il bene degli altri: perché amare non è soddisfare i propri bisogni, ma volere il bene di chi ci sta accanto. Questo comporta anche accogliere le prove e le sofferenze che il Signore permette nella nostra vita - non quelle che ci cerchiamo da soli - senza ribellarsi.
Il lavoro come partecipazione, non come pena
In questi giorni si è celebrata la festa di San Giuseppe Lavoratore, che ci ricorda quanto il lavoro sia importante nella vita dell’uomo. Nel disegno di Dio il lavoro non è una costrizione o una punizione per i nostri errori: è una partecipazione al suo disegno. Dio stesso ha “lavorato” nella creazione, e Gesù, nella sua vita umana, ha imparato un mestiere e ha santificato il tempo attraverso di esso.
Anche noi, lavorando, partecipiamo all’opera di creazione di Dio e custodiamo il mondo. Il senso profondo del lavoro non è lo stipendio - che pure serve, e serve ad andare avanti - ma la possibilità di lavorare per il Signore, per amore, per il bene degli altri.
Una preghiera, non una formula
Pregare “nel nome di Gesù” è dunque un’espressione della tua intimità con lui. Se chiedi con fede una cosa buona e conforme alla sua volontà, il Signore te la concederà secondo i suoi tempi.
Perché la preghiera che rivolgiamo a Dio deve prima di tutto aiutarci a compiere la sua volontà, a vivere bene il tempo che ci è dato in essa - non a chiedere al Signore di piegarsi alla nostra, che spesso è sporcata da un po’ di egoismo, magari anche senza che ce ne accorgiamo.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)