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19 mag 2026 · preghiera

L'Ascensione: una presenza più grande, non un addio

Oggi il Vangelo ci immerge nel mistero dell’Ascensione, che segna un grande cambiamento nel modo con cui Gesù si rende presente nella storia delle persone, nella nostra storia e in quella del mondo e della salvezza.

I discepoli, nel racconto, sono un po’ tristi: non vedono più Gesù fisicamente. Ma nel mistero dell’Ascensione è racchiusa una grazia grande: il Signore diventa presente in maniera ancora più prodigiosa. Mentre ha vissuto la vita umana duemila anni fa, Gesù era vincolato allo spazio e al tempo: predicava, compiva miracoli, portava la salvezza vivendo davvero da uomo, e per questo non poteva essere nello stesso istante in luoghi diversi, né operare nel cuore di tutti contemporaneamente.

Con l’Ascensione il Signore sale di livello: non tanto il cielo come lo immaginiamo noi, ma una realtà che trascende il nostro modo di vedere le cose. Per questo, in realtà, dopo l’Ascensione il Signore è più presente che mai nei nostri cuori, nella nostra vita, nella storia della salvezza del mondo: opera in tutti e attraverso tutti, attraverso la Chiesa, che è il suo grande corpo mistico. E soprattutto ci rende partecipi di questa missione: non a caso il Vangelo si chiude con le parole “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, subito dopo averci affidato il mandato di andare da tutti e farli discepoli.

È una missione che riguarda ogni cristiano, nessuno escluso: prendere a cuore anche una sola persona che hai vicino, ed essere chiamato a farla diventare discepola. Non con tante parole o esortazioni, ma soprattutto immergendola nell’amore di Dio, nell’amore trinitario. Non solo attraverso il sacramento e il rito, quindi, ma trasmettendo questa presenza del Signore che deve abitare in ogni credente: amare come lui ci ha amato, nella potenza dello Spirito Santo.

Vale la pena notare come inizia il Vangelo di oggi: Gesù convoca i suoi discepoli non a Gerusalemme, dove ci sono i luoghi del potere, ma in Galilea, il posto dove lo hanno conosciuto più profondamente — su un monte, immagine di un luogo in cui si viene innalzati per vivere una relazione più intima con lui. È la stessa grazia della domenica: non andiamo in luoghi dove dominano logiche umane, ma in luoghi dove possiamo incontrare la misericordia di Dio attraverso la sua presenza eucaristica.

Quando partecipi con fede alla Messa, metti da parte i problemi e ti prostri, pieghi le ginocchia del cuore davanti al Signore. Anche se siamo pieni di dubbi — il Vangelo racconta che i discepoli, pur avendo visto Gesù risorto, dubitavano ancora — possiamo chiedere che questi dubbi si trasformino in meraviglia. È soprattutto la domenica il giorno in cui il Signore ci trasmette la grazia della sua risurrezione: prostrarsi davanti a un mistero così grande, che non riusciamo a comprendere fino in fondo, fidarsi e lasciarsi meravigliare, per poi, con il suo aiuto, fare discepoli insegnando il Vangelo. E per insegnare, prima dobbiamo imparare, avendo come maestro lo Spirito Santo.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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