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04 lug 2026 · preghiera

Pregare gli uni per gli altri: la via dell'umiltà

Approfitto di questo momento libero per pregare insieme a te, lasciandomi aiutare dalla tua costanza in questa cosa così importante: pregare gli uni per gli altri.

C’è un passo del Nuovo Testamento in cui Gesù ci dice: “Pregate gli uni per gli altri per essere guariti”. Non si tratta solo di malattie fisiche: ci sono ferite causate dagli altri, c’è una relazione con Dio che magari difetta, ci sono immagini sbagliate che ci portiamo dentro. Ci aiutiamo a vicenda per arrivare bene alla domenica, il giorno del Signore risorto, in cui lui può risanare tante di queste ferite.

La fede di chi ci porta a Gesù

Il Vangelo di questa settimana racconta di un paralitico portato a Gesù da alcune persone. Guardando la loro fede, non solo quella del malato, Gesù gli dice: “Coraggio, ti sono perdonati i peccati”.

Nella domenica succede la stessa cosa: l’assemblea, la Chiesa riunita nel nome di Gesù, presenta ognuno di noi, ogni nostra situazione, ai piedi del Signore. Nella Messa si dice: “Non guardare i nostri peccati, ma la fede della tua Chiesa”. Il Signore vede la fede con cui ci accostiamo a lui, e attraverso questa fede vuole risanarci e, attraverso ciascuno di noi, aiutare anche gli altri.

Benedire il Padre anche nella difficoltà

Ci prepariamo a vivere la domenica ricordando la lode di Gesù al Padre in un momento difficile, quando le prime persone cominciavano ad allontanarsi da lui. Sarebbe naturale concentrarsi sul problema; Gesù, invece, benedice e ringrazia il Padre. Riconosce il bene e il male, ma sceglie di lodare e chiama anche noi a farlo.

Gesù si rivolge al Padre come un figlio: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra”. Se sei figlio di Dio in Gesù, puoi sperimentare questa stessa relazione. Non serve aspettare manifestazioni straordinarie: puoi rivolgerti a lui come farebbe un bambino con il padre, con tanta fiducia.

L’umiltà, la virtù che ci fa piccoli

Gesù aggiunge che il Padre ha nascosto le cose ai sapienti, cioè a chi crede di aver capito tutto nella vita, e le ha rivelate ai piccoli. Il segreto più profondo è proprio questa relazione intima con il Padre attraverso Gesù, ed è accessibile a chi sa farsi piccolo e umile.

L’umiltà è la virtù che ci fa riconoscere bisognosi di Dio, e si oppone al vizio dell’orgoglio che portiamo tutti dentro, in modi diversi: quell’incapacità di abbandonarsi davvero a Dio. Anche se sei una brava persona, se ti accorgi di non fidarti di Dio nelle difficoltà, è un segnale a cui prestare attenzione: è un principio di orgoglio, e ce ne dobbiamo guardare seriamente.

L’uomo è caduto a causa di un solo atto di orgoglio: una menzogna raffinata che ha messo nel cuore l’idea di poter fare a meno di Dio. La sfiducia è, in fondo, un atto di orgoglio.

Lo Spirito che dà vita

La seconda lettura di domenica dice: “Voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello spirito, dal momento che lo spirito di Dio abita in voi”. Vale la pena chiedersi: credo davvero che questo Spirito abiti in me? È la medicina contro la menzogna e l’orgoglio che ci impediscono di sentirci figli amati. Lo stesso Spirito che ha risuscitato Cristo può far risorgere il nostro cuore già oggi. Dobbiamo però fargli spazio, mettendo da parte i pensieri che tolgono speranza e fanno sembrare i nostri sbagli più grandi della misericordia di Dio.

Non isolarsi

Contro questi pensieri bisogna lottare seriamente, e il Signore non può aiutarci se non lo vogliamo, o se non abbiamo qualcuno che, come è successo al paralitico, ci porti da Gesù. Vale la pena guardarsi dalla tendenza a isolarsi e cercare amicizie sane e cristiane, che con la loro fede ci presentino al Signore.

Su questo può aiutare molto anche meditare, con calma, la Litania dell’umiltà: aiuta a riconoscere le tante sfumature con cui l’orgoglio si nasconde, anche nel bene che facciamo. L’umiltà è come la radice di una pianta: se manca la radice, tutti i frutti muoiono; se c’è, la pianta cresce e porta frutto.

Un solo corpo

Se sei cristiano e ti nutri del corpo del Signore, ricorda un altro passo della Scrittura: chi mangia lo stesso pane, cioè il corpo del Signore, forma con gli altri un solo corpo. Per questo è importante essere costruttori di unità: dove c’è unità c’è il Signore, dove c’è divisione c’è il maligno di mezzo. Un albero si riconosce dai suoi frutti, e ciò che porta alla divisione non può venire da Dio, che è unità perfetta.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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