Sposi per sempre: la seduzione di Dio e la preghiera per nuovi operai
Buona giornata. Iniziamo questo nuovo giorno con la grazia di Dio e il suo aiuto, senza perdere mai di vista l’obiettivo: un giorno essere pienamente faccia a faccia con lui, in comunione con lui e con tutta la sua Chiesa.
C’è un’immagine nella Sacra Scrittura, proclamata proprio ieri, che aiuta a capire questo obiettivo con un segno molto umano: il rapporto tra uomo e donna, il matrimonio. È una prefigurazione dell’unione mistica tra il Signore e ognuno di noi, un matrimonio tra la nostra anima e Dio, sposo di tutte le anime.
Anche quando la nostra anima non è fedele, quando devia cercando la felicità in idoli o in cose non buone, il Signore rimane fedele. Non ci abbandona: continua a sedurci, a modo suo, per farci tornare a lui.
L’immagine del profeta Osea
Il brano è tratto dal libro del profeta Osea e parla anche a ciascuno di noi. Ricorda: la tua anima è fatta per essere pienamente in comunione con il Signore. È questa la felicità piena, insieme a tutte le altre anime che scelgono e cercano Dio.
Il profeta racconta di una donna che ha tradito il proprio sposo, seguendo cose non buone. Ma come reagisce lo sposo? Non la punisce per l’infedeltà: la seduce e la porta nel deserto.
Il deserto è un luogo duro, dove tante cose vengono a mancare, dove gli idoli che ci hanno attirato lontano da Dio perdono lentamente forza. Ed è lì che il Signore può parlare al nostro cuore, dicendoci qualcosa che nessun’altra creatura potrebbe dirci. Per questo si parla di seduzione: il deserto è la condizione ideale per ascoltare quella voce così bella.
A quel punto la Scrittura fa una promessa: “In quel giorno mi chiamerai marito mio”. La nostra anima è fatta per questo sposalizio mistico con il Signore. Siamo tutti chiamati ad avere un cuore che anela a Dio, un’attesa che già sperimenti quando partecipi alla Messa: lì c’è lo sposo che dà tutto se stesso per la sposa, che è la Chiesa, fino alla morte e alla risurrezione. È anche questo che aiuta a comprendere il valore del matrimonio sacramentale, prefigurazione di un amore che si dona senza riserve.
Il Signore promette che ci farà sua sposa per sempre. E questo “per sempre” non va inteso come un vincolo temporale, come siamo abituati a pensare, ma come l’eternità: una comunione perfetta, senza dolori, senza la possibilità di sbagliare ancora, senza il rischio di usare male la libertà e disertare quel matrimonio mistico. Il Signore ci vuole bene e ha tanta pazienza della nostra miseria.
Un corpo un po’ sgangherato, ma chiamato alla santità
Noi che siamo membra della Chiesa, chiamati a questo sposalizio mistico, se ci guardiamo con onestà riconosciamo di essere un po’ sgangherati: come un corpo con qualche ruga, qualche difetto. È la nostra condizione umana. La Chiesa è santa perché il suo sposo è santo, ma è composta anche da peccatori, peccatori chiamati alla santità.
Un modo per fare un bel “lifting” a questo corpo mistico è vivere ciò che il Vangelo di oggi ci ricorda: la preghiera del Rogate, la preghiera per i buoni operai. Chiedere che il Signore mandi alla sua Chiesa nuovi figli, nuove membra, più giovani non anagraficamente ma nel cuore: operai che lavorino per lui, perché la Chiesa sia sempre più bella e capace di attirare chi è lontano.
Questa preghiera si può vivere in due modi. Il primo è pregare, come facciamo spesso insieme. Il secondo è vivere immersi nella volontà di Dio, facendo bene il proprio dovere alla sua presenza: non come un giudice pronto a puntare il dito, ma lasciando che la presenza del Signore cresca in noi, permettendogli di usare la nostra vita per continuare il suo progetto di salvezza nel mondo.
E puoi chiedere buoni operai proprio nell’ambiente in cui vivi: se sei un medico, chiedi buoni dottori; se insegni, chiedi buoni insegnanti; e così giovani santi, politici santi. Un buon operaio non nasce dal nulla: lo può diventare chiunque accolga il Vangelo e si apra all’amore di Dio.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)