Il grano e la zizzania: vincere il male con il bene
Il Signore semina sempre il bene nel cuore di ogni persona, anche in chi è distante da lui o non lo conosce ancora. Lo fa spesso parlando in parabole: non in modo diretto, ma in un modo che incuriosisce. È un po’ come ricevere un pacchetto regalo senza conoscerne il contenuto: sei libero di ignorarlo, ma se lo apri puoi risalire a chi te lo ha donato ed entrare in relazione con lui.
La parabola di questa domenica parla proprio di questo: il mondo come un campo dove il Signore semina il bene, ciò che serve alla nostra felicità. Ma di notte, mentre tutti dormono, arriva un nemico e semina zizzania in mezzo al grano.
Questa immagine risponde a una domanda che si fanno in tanti, credenti e non credenti: da dove viene il male? Il Vangelo è chiaro: non è Dio l’origine del male, ma un nemico, quello che alcuni santi chiamavano “il nemico della natura umana”, colui che vuole separarci da Dio. Dio è onnipotente nell’amore, e l’amore rispetta sempre la libertà: per questo non spegne il male con un intervento di forza.
Da questa presenza del male, però, Dio sa trarre un bene più grande. Ci dà la grazia di lottare, come ha fatto Gesù, e di vincere il male con il bene, mai con altro male. Tante guerre e tanti disastri nascono proprio da questo errore: si cerca di estirpare la zizzania con altra zizzania. Il Vangelo dice invece: non lasciarti vincere dal male, vinci il male con il bene.
C’è anche una grande pazienza in tutto questo. Dio aspetta fino alla fine prima di separare il grano dalla zizzania, per non rischiare di far perdere il bene seminato in noi. Ha pazienza con tutti i suoi figli, anche i più dispersi, anche i più lontani.
Questo bene può crescere in noi nella misura in cui cresciamo in comunione con Dio e con gli altri, come membra di uno stesso corpo, il corpo di Cristo: attraverso i sacramenti, la parola di Dio, l’Eucaristia. E la prima grazia che il Signore ci fa, in questo cammino, non è quella di farci notare il male che fanno gli altri, ma quella di farci vedere il male che c’è nel nostro cuore. Se non te ne accorgi mai, forse sei un po’ cieco.
Non è per farti sentire in colpa, ma per farti capire quanto Dio ti vuole bene nonostante tutto. Un aiuto concreto viene da un piccolo esercizio insegnato da sant’Ignazio: l’esame di coscienza particolare. Ogni mattina si chiede a Dio la grazia di riconoscere il proprio difetto più dominante, per accorgersi durante la giornata di quando si presenta. Con il tempo, quel difetto tende a indebolirsi, un po’ come una sentinella che, vigilando in una direzione precisa, riesce a fermare in tempo l’attacco del nemico.
Prendere coscienza dei propri limiti spegne anche il giudizio cattivo verso gli altri: scopriamo che siamo tutti poveretti, bisognosi della grazia di Dio, tutti fratelli chiamati ad aiutarci a vicenda. Non guardiamo più gli altri con uno sguardo spietato, ma con lo sguardo misericordioso di Dio, che si occuperà lui, alla fine, di separare il bene dal male.
(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)