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24 lug 2026 · preghiera

Rimanere innestati nel Signore: la radice di ogni frutto buono

La Sacra Scrittura è il linguaggio con cui Dio ci parla al cuore, il modo principale con cui lo Spirito Santo cerca di farci capire tante cose. È un linguaggio a volte misterioso, ma è vero che la parola di Dio è lampada per i nostri passi: illumina le nostre ombre e ci aiuta ad andare avanti.

Gesù ci esorta a rimanere uniti a lui. Se restiamo uniti a lui, possiamo chiedere quello che vogliamo — cose buone, naturalmente — e ci sarà dato.

Il primo motivo di ringraziamento è proprio questo: è il Padre celeste che ci ha innestati nel corpo del Signore, in questa vigna dove, restando uniti a lui, si possono compiere prodigi e portare frutto anche attraverso di noi. Noi non dobbiamo fare quasi niente: è il Signore che fa tutto. A noi spetta solo di restare uniti a lui, e lui ci sostiene trasmettendoci la sua vita e il suo amore, attraverso i sacramenti, la Scrittura, la vita fraterna. Magari ci ha presi da una situazione non bella, ai suoi occhi, e ci ha innestato in questo corpo, dandoci la possibilità di dargli gioia portando frutto — anche attraverso la nostra povertà, in un cammino fatto di purificazioni e di crescita nella comunione con lui.

Vale la pena ogni tanto fermarsi anche a fare una piccola riparazione per la nostra ingratitudine: se abbiamo anche solo un barlume di fede, sappiamo che Dio ci vuole bene, eppure troppo spesso non gliene siamo grati abbastanza.

Il segreto, dunque, è restare uniti al Signore, e poi — forti di questa unione — osare chiedergli cose buone. Il Vangelo ci ricorda che Dio dà ai suoi figli pastori secondo il suo cuore: un cuore di amore infinito e misericordia infinita. Sono in genere sacerdoti, ma anche uomini e donne che aiutano gli altri ad andare avanti nella fede: strumenti con cui Dio si prende cura di noi. Pensa a quante persone il Signore ha messo nella tua vita per aiutarti a crescere. E se ancora non ci fossero, chiediamole con audacia e fiducia: sono pastori tanto importanti per la vita di fede e la vita spirituale. Li chiediamo ringraziando anche per quelli che già ci ha dato, con tutti i loro limiti — perché sono strumenti che ci devono condurre a crescere nell’amore di Dio: non bisogna mai fermarsi alla persona, bisogna andare a Dio, ma loro restano uno strumento importantissimo. Parlando dei sacerdoti, c’è chi li chiama proprio quel ponte tra il cielo e la terra attraverso cui Dio vuole portare aiuto e pace nei nostri cuori e nel mondo, grazie alla grazia che hanno di trasmettere il mistero di Gesù nell’eucaristia e nei sacramenti.

Se ci sembra che di questi pastori ce ne siano pochi, forse dipende anche dalla nostra debolezza nel rapporto con Gesù, che ci ha detto: rimanete uniti a me, chiedete quello che volete e vi sarà dato. È così che il Signore guida le nostre vite, anche attraverso la predicazione della Chiesa. Ricorda che tu sei parte della Chiesa, sei corpo di Cristo: quando alla Messa dici “amen” davanti al corpo del Signore, lui ti trasmette la sua vita, ti assorbe in sé e ti fa diventare corpo di Cristo per i fratelli e per i bisogni del mondo. Perciò quando un sacerdote ti predica il Vangelo, in quel momento è come la bocca della Chiesa, quella parte del corpo attraverso cui il Signore ti vuole parlare: ascolta con fede, ma prima ancora chiedi l’aiuto dello Spirito Santo, perché è lui a predisporre il cuore ad accogliere quello che il Signore vuole dirti.

C’è un ultimo aspetto legato a tutto questo: il dono di saper distinguere il bene dal male. Non basta capire cosa è bene e cosa è male: andando avanti nella vita spirituale bisogna anche saper riconoscere, tra due cose buone, qual è il bene migliore da scegliere. È la stessa richiesta che fece un giorno Salomone: non chiese salute, né ricchezza, né benessere, ma un cuore docile capace di discernere il bene dal male. È il dono del discernimento: la capacità di riconoscere il bene e distinguerlo, con tutte le sue sfumature, da ciò che bene non è.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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