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04 ago 2026 · preghiera

Ascoltare le voci del cuore per crescere nel discernimento

Ci facciamo aiutare da questo nuovo giorno e dal tempo che il Signore ci dona, per vivere la giornata nella sua presenza e crescere nel saper distinguere il bene dal male. Anche oggi vale la preghiera della Sacra Scrittura: “Concedi al tuo servo un cuore docile, che sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia discernere il bene dal male.” Ci facciamo aiutare dalla Madonna, che ci assiste e ci porta sempre a conoscere meglio Gesù.

L’articolo si apre con l’invocazione alla Madonna con l’Ave Maria.

Le voci che abitano il cuore

Un modo per crescere nel distinguere il bene dal male è imparare, piano piano e con la luce di Dio, a conoscere un po’ meglio se stessi: entrare nella bottega del Vasaio, dove il Signore lavora e ci aiuta a riconoscere ciò che guida davvero le nostre scelte e i nostri impulsi.

Nel nostro cuore convivono tante voci: c’è la nostra persona, ci sono le ferite della nostra vita che tendono a destabilizzarci e a farci agire d’impulso, a scoraggiarci. C’è la voce dello Spirito di Dio, e c’è anche la voce dello spirito del male, che vuole separarci da Dio e dalla sua grazia. Per questo è importante imparare a conoscere ciò che ci guida verso una scelta: tante volte facciamo cose belle, ma guidate da impulsi meno nobili — vanità, orgoglio, il desiderio di essere stimati dagli altri. Mettendosi davanti al Signore, che è l’unico a poterci dare questa luce, si cresce nell’arte di riconoscere gli impulsi belli e saggi che vengono da Dio, e di seguirli con coraggio.

L’arte di ascoltare senza voler risolvere tutto

Questa capacità di discernimento parte da una predisposizione ad ascoltare — prima di tutto se stessi, gli impulsi che ci muovono, e poi anche gli altri, con attenzione e profondità. Senza però avere la pretesa di risolvere i problemi di chi abbiamo davanti: quasi sempre non è possibile. Si può dare qualche consiglio, quando è buono, ma spesso basta essere presenti a quella persona, farle sapere che non è sola nel peso che porta. È un silenzio pieno di amore e compassione, che già da solo fa tanto bene — più di quanto potremmo pensare. Da lì, si può cercare di sviluppare empatia e capire cosa muove davvero il dolore di qualcuno, perché spesso dietro un disagio ci sono cose più profonde.

C’è un versetto del Vangelo di oggi che si collega bene a questo: non è ciò che entra dalla bocca a rendere impuro l’uomo, ma ciò che ne esce. Vale anche per ciò che consegniamo agli altri: tante volte è meglio un silenzio pieno di amore, piuttosto che riversare tante parole che vanno a vuoto o che rischiano persino di ferire.

Ci facciamo aiutare dal buon Dio, origine di ogni bene: lui ci dà la grazia, a noi resta di metterci la buona volontà.

L’articolo continua con un momento di preghiera — il Gloria al Padre e l’invocazione allo Spirito Santo — e con un pensiero su San Giovanni Maria Vianney, il curato di Ars: un uomo senza grandi capacità intellettuali, ma con una vita di preghiera e di unione con Dio così grande da diventare un prodigio di grazia per tutti i pastori e i sacerdoti. La sua storia ricorda che non bisogna scoraggiarsi se ci si sente inadeguati davanti a ciò che il Signore chiede: la sua grazia è sempre più grande delle nostre capacità.

(Riflessione tratta dal video “#PRAY 2026-08-04” del canale YouTube di Francesco Amato.)

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